J’accuse (parte 2)

Continuiamo il nostro approfondimento sulla TECAR. se vi siete persi la prima parte vi consiglio di darci una breve occhiata, anche solo alle conclusioni finali. La trovate qui.

Le evidenze pratiche

Tutti i discorsi sulle basi teoriche comunque stanno a zero. Se una cosa funziona, funziona, non importa come. Gli effetti anti piretici della corteccia del salice sono conosciuti fin dal tempo di Ippocrate, ma solo nell’800 venne ricavato l’acido salicilico, ed è solo dal 1970 che conosciamo qualcosa di più su come funziona l’aspirina. Quasi tutto in medicina ha seguito  questa via: prima si nota che qualcosa funziona per qualche patologia, poi si scopre come. Non il contrario. A scuola ci insegnano le cose al contrario e quindi supponiamo che le basi teoriche siano le più importanti, ma non è così. In un sistema complesso come quello del copro umano è spesso impossibile costruire dei modelli attendibili. Fortunatamente non è necessario sapere “come funziona” per dire se una cosa funziona o meno. Ci viene in aiuto un altra materia fondamentale: la statistica. Nasce la medicina basata sull’evidenza. Io posso sostenere che con i fiori di Bach posso far ricostruire il crociato? Benissimo. Prendi 100 pazienti a 50 dai i fiori di Bach e a 50 no. Se i 50 che hanno usato i fiori di Bach hanno il crociato ricostruito allora i fori di Bach funzionano (in realtà non serve che funzioni su tutti i 50, ma solo che ci sia una differenza statisticamente significativa tra i due gruppi). Se mi presenti uno studio fatto così, con tutti i criteri che ora richiede l’ EBM ( Evidence Based Medicine) io ci credo, ed inizierò ad usare i fiori di Bach per i problemi di corciato. Non importa come funziona, il come verrà dopo, ma è statisticamente dimostrato che funziona. Continua a leggere

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J’accuse (parte 1)

Dobbiamo smettere di utilizzare la TECAR?

Io credo di si

Il testo che vi accingete a leggere è necessariamente molto lungo. L’argomento è spinoso e dovrò esplorare alcuni aspetti tecnici. Sono sicuro che mi attirerò non poche antipatie  e critiche con quello che mi accingo a scrivere, ma è qualcosa che prima o poi andava detta. L’articolo sarà suddiviso in quattro parti: gli aspetti teorici, le evidenze pratiche, il parere degli esperti e le conclusioni finali. Qualche breve riga, al termine di ogni singola parte, che troverete evidenziata in blu, riassumerà i singoli aspetti trattati. Potete leggere solo quella se non avete voglia di leggere tutto il resto.

Voglio qui ribadire ancora una volta che tutto quello che scrivo è frutto del mio personale parere e che non deve in qualsiasi maniera essere considerato anche il parere di chi ha collaborato, collabora o collaborerà con me. Se volete prendervela con qualcuno dovere prendervela solamente con Giannini Alessandro.

E ora iniziamo….. Continua a leggere

Atterraggio sulla cometa retto femorale

E’ notizia di questi giorni il grande risultato della missione Rosetta che è riuscita a far atterrare il lander Philae per la prima volta nella storia su di una cometa. L’uomo ha raggiunto anche le stelle cadenti. La missione si è resa necessaria per cercare di comprendere meglio la natura delle comete. Sappiamo molto poco del cosmo, eppure mi sorprende sempre vedere che grandi imprese riesce a fare il genere umano quando il meglio delle sue menti si uniscono con un obbiettivo comune.

Nonostante i grandi obbiettivi raggiunti sul cosmo qui sulla terra vi sono ancora moltissime cose che sfuggono. Sopratutto del nostro stesso corpo, anche cose che a prima vista possono sembrare banali.

Basta guardare al retto femorale per capire quanto ancora c’è da fare.

Questo muscolo a prima vista potrebbe sembrare assolutamente semplice. Prende origine sulla spina iliaca antero inferiore (o SIAI) e raggiunge distalmente la rotula formando un tendine comune con il resto del quadricipite. Anzi viste le sue dimensioni ridotte potrebbe sembrare il meno importante degli estensori di coscia. Non è invece così.

Infatti è noto come non possieda un solo tendine prossimale, ma ben 3!!! I tendini sono il diretto, l’indiretto e il piccolo tendine riflesso come si può vedere nello schema che segue.

indexMa la complessità non è certo finita 0514_13qui. Pur essendo un muscolo unico in realtà è come se fossero due. Infatti siamo soliti dire che il retto femorale ha una struttura di muscolo all’interno del muscolo. Gran parte delle fibre provenienti dal tendine indiretto infatti contribuiscono a formare l’aponeurosi centrale del muscolo stesso. Da questa aponeurosi partono le fibre che si inseriscono all’aponeurosi distale posteriormente. Dal tendine diretto invece la maggior parte delle fibre vanno a formare l’aponeurosi superficiale. I fasci muscolari che partono dalla aponeurosi superficiale vanno all’aponeurosi distale. Potete farvi un idea della complessità della struttura guardando l’immagine alla vostra destra.

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