J’accuse (parte 4)

Siamo giunti alle conclusioni finali. Potete leggere anche solo queste, ma come sempre è raccomandato uno sguardo ai post precedenti che potete trovare qui, qui e qui.

Conclusioni

A ben vedere la Tecar ha una diffusione quasi esclusivamente in Italia. Risulta quindi evidente come la propagazione della metodica abbia seguito una logica commerciale piuttosto che una logica guidata dal reale valore scientifico. Una diffusione che oramai appare capillare visto che esistono veri e propri “Centri Tecar” e non più di riabilitazione.

Con la “digitalizzazione” della medicina, con tutti i dati pubblicati a livello internazionale, con tutti gli incontri internazionali che ci sono vi assicuro che non è più possibile che qualcosa che funzioni sia conosciuto in un paese e sconosciuto in un altro. Esiste ed esisterà sempre un medico più esperto di un altro, uno che ha più manualità di un altro o uno più perspicace nelle diagnosi. Questo è normale, ma le linee guida generali, pur con le loro differenze, sono conosciute e condivise da tutti.

L’Italia è d’altra parte lo stesso posto dove hanno preso piede storie come quella di Stamina o del metodo Di Bella o dove si sostiene che i tumori si guariscano con la dieta e dove non si vaccinano i bambini perché se no diventano autistici. Chissà perché questi casi succedono spesso qui e molto meno all’estero. La Tecar è molto diversa dai casi descritti sopra? Se chiedete il mio giudizio personale la risposta è: non più di tanto.

Quindi la Tecar non funziona mai? E come si giustifica il suo indubbio successo commerciale? Dipende che cosa intendiamo per “funzionare”. Se mi chiedete se è effettivamente in grado si accelerare e “risvegliare” i processi riparativi del copro devo rispondervi di no. Sospetto invece che il reale motivo per cui “funziona” (quando funziona) sia un altro. Prendete, ad esempio, un Paziente maschio di 50 anni che ha un pò di lombalgia. Vive una vita come quella di tutti. Un capo che lo stressa, una moglie che vorrebbe che guadagnasse di più, un figlio ribelle 15enne che lo fa incazzare stare in pensiero. Ha un po’ di mal di schiena che gli da fastidio durante il giorno e al risveglio. Quel mal di schiena ha verosimilmente poco a che fare con un effettiva alterazione anatomica (parleremo, come promesso, della CFT del Prof O’Sullivan in futuro promesso). Va da un fisioterapista che si inventa qualche fantasiosa diagnosi: “è una contrattura del multifido” o “è una lesione anulare del disco tra L4-L5” ecc. Diagnosi che si basano sul nulla scientifico. Infatti casi così andrebbero invece probabilmente diagnosticati come “lomablgia cronica non specifica”; ma parlare ad esempio di “disturbo intervertebrale minore” è molto più sexy. Poi il dolore necessita di una spiegazione e una spiegazione anatomica è più facile da accettare. Non importa se è vera scientificamente. La terapia proposta del fisioterapista sono 10 sedute di Tecar. Parliamo di una lombalgia  sicuramente non grave. Il nostro  50enne si sdraierà per 30 minuti finalmente rilassandosi con uno che gli parla, con cui si può sfogare o magari distrarsi un po’ parlando di calcio. In oltre gli passa qualcosa di caldo sulla schiena, lì proprio dove gli fa male. Sopratutto, però, lui crede che quell’apparecchio tecnologico gli faccia effettivamente “qualcosa” e così dopo 10 sedute sta meglio. Miracolo, la Tecar funziona! Era un mese che avevo questo fastidio e finalmente mi è passato. In oltre la Tecar ha un altra caratteristica fondamentale: da soddisfazione anche ai fisioterapisti! Infatti ci sono dei parametri da impostare: capacitativo/resistivo, frequenza, potenza ecc. Oltre alla qualità della macchina. “Si le hai già fatte e non ha funzionato, ma il fisioterapista X lo conosco, ha una macchina pessima e poi non è capace. Io, fisioterapista Y, ho la top di gamma e sono esperto dell’argomento, vedrai che come la faccio io ti darà beneficio”.

Se state pensando che stia sostenendo che la Tecar sia in effetti solamente effetto placebo avete fatto centro. Se prendiamo un macchinario che produce calore lo facciamo utilizzare da un fisioterapista assolutamente convinto che funzioni in qualche maniera pseudoscientifica avremo esattamente lo stesso risultato. Non dipende da come il calore viene prodotto. Dipende molto di più dal rapporto uno a uno e per lungo tempo con il fisioterapista.

In questo momento l’obbiezione dei più sarà ovviamente: impossibile che risultati così eclatanti siano dovuti all’effetto placebo! Si tende infatti a pensare che l’effetto placebo sia un effetto lieve e transitorio. Invece non è così, è un effetto dirompente, e forse parlare di placebo è probabilmente sbagliato. Per ora, fino a quando non vi dedicherò un post apposito, lasciatemi commettere questo “crimine collettivo” e continuiamo a chiamarlo così solo perché più chiaro ai più. Il capitolo del dolore merita un post a parte che mi riprometto di fare più avanti. Vale, qui tuttavia, la pena ricordare brevemente la storia dell’intervento chirurgico messo appunto (guarda caso da un italiano) per trattare l’angina cardiaca. Si parla di angina stabile quando si ha un dolore toracico che compare dopo uno sforzo di entità più o meno stabile ed è dovuta ad una riduzione della perfusione del miocardio in seguito ad un aumento della richiesta metabolica. In pratica una o più arterie ostruite da una placca arteriosclerotica riducono il normale flusso di sangue in una zona del cuore. Il cuore lo gestisce bene in condizioni basali, ma con l’aumento dello sforzo l’apporto di ossigeno non basta più. Tale intervento si proponeva di legare un arteria non indirizzata al cuore aumentando così il flusso verso le coronarie. I risultati erano spettacolari: tre quarti dei trattati miglioravano significativamente e un quarto risultava completamente guarito. Quando però hanno fatto uno studio dove si paragonava la metodica con una chirurgia finta hanno visto che la chirurgia finta funzionava un po’ di più…… E parliamo di una patologia cardiaca con una causa identificata (se volete un approfondimento sull’argomento lo trovate qui, oppure vi consiglio caldamente questo stupendo libro).

Assodato che probabilmente la Tecar funziona solo come un elaborato effetto placebo sia per il terapista che per il paziente, ha ancora senso utilizzarla? Probabilmente ha il vantaggio di non creare danni diretti per cui se la utilizzate qualche volta non succede nulla. E’ tuttavia qualcosa che va maneggiata con estrema cura perché rischiamo di creare danni indiretti! A volte un po’ di effetto placebo può anche essere utile. E’ capitato anche a me di utilizzarla in passato e mi capiterà probabilmente anche in futuro. Quello che dobbiamo però avere bene in testa che si tratta esclusivamente di un placebo e quindi dobbiamo utilizzarla in quell’ottica. Non dobbiamo raccontare bugie al paziente, possiamo dirgli che il trattamento ha, ad esempio, un “effetto miorilassante” o anche dirgli esplicitamente che la utilizzeremo solo per effetto placebo, tanto probabilmente funzionerà lo stesso (e si perché gli studi dimostrano che il placebo funziona anche se sai che è tale). Sopratutto quello che dobbiamo evitare assolutamente è che la Tecar venga utilizzata al posto di metodiche di comprovata efficacia clinica; è quello che intendevo quando parlavo di danni indiretti. I veri danni creati dal metodo di Bella così come dal metodo Stamina non sono nei metodi in se, ma nel fatto che sono utilizzate al posto di trattamenti realmente funzionanti. Qui non è di verso, solamente abbiamo di fronte pazienti meno gravi. Se facciamo ad un soggetto con tendinopatia achillea 10 sedute di Tecar invece che il trattamento effettivamente utile,  probabilmente non solo non otterremo niente, ma metteremo in cattiva luce tutta la riabilitazione e lo spingeremo verso le braccia del chirurgo, sottoponendolo ad un intervento non utile e non necessario. In sostanza il rischio di rimetterci tutti con la Tecar c’è ed è molto alto.

Riassumendo la Tecar è una metodica che si basa su una teoria fisica discutibile, su studi scientifici sull’uomo praticamente inesistenti e completamente sconosciuta ai massimi esperti mondiali. Il suo meccanismo d’azione è verosimilmente dovuto ad un elaborato effetto placebo sul paziente e sul terapista.

E’ indubbiamente vero che vi sono altre metodiche in fisioterapia che sono supportate da evidenze non eccezionali, ma almeno su queste (come ad esempio l’agopuntra) c’è dietro un approfondimento scientifico maggiore ed un dibattito. La Tecar invece è una realtà sostanzialmente nostrana accettata in maniera acritica che faremmo meglio ad utilizzare poco, con cautela o non utilizzare affatto. La riabilitazione deve differenziarsi dalle “medicine alternative” perché si deve basare su evidenze scientifiche, di tutti i livelli, solide. Per citare Adam Meakins (nel suo post che potete trovare qui): 

Se la fisioterapia come professione vuole sopravvivere e essere una parte preziosa della moderna assistenza sanitaria basata sull’evidenza, dobbiamo distanziarci dagli interventi a basso valore, inclusi i placebo. Se continuiamo a difendere questi trattamenti dubbiosi e non affidabili, temo che la fisioterapia corra il rischio reale di essere raggruppata nel mondo della “medicina alternativa”.

P. S. 

Vi prego di non rispondere  con frasi tipo “ma i giocatori del Milan la usano” perché potrei rimetterci di salute. 

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