J’accuse (parte 3)

Terza parte del nostro approfondimento sulla Tecar. Andremo a valutare cosa ne pensano gli esperti della metodica. Vi consiglio di leggere almeno i riassunti della parte 2 (che trovate qui) e della parte 1 (che invece trovate qui)

Il parere degli esperti

Quando si parla di riabilitazione in italia si da per scontata la Tecar. Se si va ai congressi in ogni protocollo riabilitativo c’è qualche seduta di Tecar. Se apri uno studio di riabilitazione la prima cosa che fai è comprare una Tecar e prendere un fisioterapista.

Quando si va ai congressi all’estero però cambia tutto. Non ne senti parlare mai. Ed in generale senti parlare pochissimo delle terapie fisiche. Strano vero?

Ora se guardiamo alla piramide delle evidenze vediamo che l’opinione degli esperti è alla base. Non è una brutta cosa per carità; in mancanza di evidenze scientifiche di maggiore qualità (che in effetti spesso mancano) possiamo comunque affidarci a quello che dicono gli esperti. Dobbiamo solo ricordarci di rivedere la nostra posizione quando studi clinici randomizzati dimostrano il contrario di quello che crediamo. Se prendiamo un “esperto” italiano, sia egli fisiatra, fisioterapista o ortopedico nove su dieci vi dirà che la Tecar ha un valore nella riabilitazione di diverse patologie, anche se magari non la ama. Ma se proviamo a chiederlo all’estero?

Solo che cinque anni fa questa operazione sarebbe stata molto difficile. Ma ora abbiamo a disposizione uno strumento potentissimo: Twitter. Non finirò mai di dirlo, per la nostra professione Twitter è uno strumento “game changer”. Tutti i grandi esperti internazionali hanno un profilo Twitter e a differenza di quello che succede con molti esperti italiani… rispondono alle domande! In oltre è una sede di discussione e confronto sulle ultime ricerche e gli ultimi lavori pubblicati. Se non lo avete fatevi un account.

Ho quindi chiesto via twitter a grandi esperti internazionali di diversi argomenti cosa ne pensassero della tecar.

Il Prof Peter O’Sullivan non dovrebbe necessitare di presentazioni per chi si occupa di schiena. Professore alla Curtin University in Australia ha dedicato la sua vita allo studio del dolore lombare. E’ autore di quasi 600 articoli indicizzati tra cui uno studio clinico randomizzato di alto livello sul trattamento del dolore lombare con terapia cognitiva funzionale (ne parliamo un altra volta). Experscape, un sito che classifica gli esperti mondiali di un determinato argomento (in questo caso il low back pain) in base alle pubblicazioni fatte, lo posiziona all’ottavo posto….. al mondo! Il primo degli italiani, che è il proff Negrini, è fuori dai primi 60. Se volete farvi visitare da lui c’è una lista di circa 6 mesi. Diciamo che di dolore lombare qualche cosa capirà no? Se c’è una metodica che funziona nel dolore lombare la conoscerà? Bene ho chiesto via Twitter al proff O’Sullivan cosa ne pensava della Tecar. Questa è la risposta:

O'sullivan TECAR

Non ne ha mai sentito parlare!

Cambiamo argomento. Se c’è una figura al mondo che ha inciso sullo studio della fisiopatologia e della riabilitazione delle tendinopatie sopratutto degli arti inferiori questa è sicuramente Jill Cook. Se vi interessa l’argomento e ad un congresso parla lei allora è un congresso a cui vale la pena di andare. Io semplicemente l’adoro. E’ autrice di più di 100 articoli impattati ma tutti dal peso enorme. Se prendiamo 10 articoli più importanti sulla riabilitazione delle tendinopatie 7 o 8 li ha scritti lei. E’ professoressa in Australia a La Trobe a Melbourne. Experscape la classifica di nuovo all’ottavo posto al mondo sull’argomento (qui il proff Maffulli è al primo posto per largo distacco ma con lavori scritti sopratutto quando lavorava al Londra). Di nuovo credo che sia razionale aspettarsi che se al mondo esistesse una metodica efficace nel trattare le tendinopatie per lo meno lo saprebbe. Ho chiesto allora via Twitter che ne pensava della Tecar. La sua risposta è:

Jill Cook Tecar

Mai sentita nominare anche qui. Fa perfino fatica a cercarla su google (perché in effetti siti non in italiano ce ne sono pochissimi). Passiamo oltre

Per le patologie di spalla trovare un esperto riconosciuto è un pochino più difficile perché molta della riabilitazione è affidata erroneamente ancora ai precetti degli ortopedici.

Ho scelto di chiedere a Jo Gibson, anche per allontanarmi un pò dall’Australia. Jo è una fisioterapista esperta di spalla di fama internazionale. Lavora a Liverpool dove fa parte dell’Upper Limb Unit. E’ membro della EUSSER di cui è anche stata vicepresidente. Autrice di diversi articoli scientifici indicizzati. Cosa ne penserà dell’uso della Tecar sulla spalla?

Jo Gibson TECAR

Niente, neanche a Liverpool ne hanno mai sentito parlare.

Recentemente ho partecipato ad un corso sulla publagia tenuto da Enda King ed organizzato dal mio amico Luca Maestroni (che ringrazio ancora una volta pubblicamente per avermi invitato). Un corso semplicemente fantastico. Conosco Enda da diversi congressi e non mi aspettavo nulla di meno. Se siete interessati a corsi di fisioterapia fatti bene tenete d’occhio quelli organizzati da Luca (ha un account Twitter ovviamente). Enda lavora alla Sport Surgery Clinic di Dublino. Un posto dove si fa riabilitazione all’avanguardia. Se volete avere un idea di quello di cui stiamo parlando date un occhiata a questo video:

La loro area di specializzazione internazionale è il “groin pain”, la publagia, un argomento assolutamente ostico. Il percorso che effettua il paziente da loro è questo:

Stiamo parlando di uno dei migliori centri al mondo, dove si investono tantissimi soldi per dare ai propri pazienti il massimo possibile.

Ho chiesto in quell’occasione ad Enda se avesse mai sentito parlare della Tecar e ovviamente la sua risposta è stata che non ne aveva mai sentito parlare. Niente prove qui, dovrete fidarvi della mia parola, ma se non mi credete (e oramai dovreste visto che è un leitmotiv che si ripete) potete chiedere direttamente a lui (perché ovviamente ha un account Twitter).

Vi faccio notare che questo differenzia la Tecar da tutte le altre terapie fisiche. Il Prof O’Sullivan potrebbe pensare che ad esempio l’ipertermia nel dolore lombare non serva a niente, o la Professoressa Jill Cook pensare che il laser nelle tendinopatie sia inutile (ed in effetti è così), ma almeno sono metodiche che conoscono! Della Tecar all’estero non ne hanno mai neanche sentito parlare!

Quindi, riassumendo, quelli che sono considerati tra i massimi esperti internazionali sulla tendinopatia, sulle patologie di spalla, sul dolore lombare e sulla pubalgia non è che pensano che la Tecar funzioni poco o non l’adorano, proprio non sanno neanche che esista. E’ facile supporre che le cose siano uguali anche per i restanti campi di applicazione della Tecar. 

 

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5 pensieri su “J’accuse (parte 3)

  1. Infiltrazioni di corticoidi? Ho sentito bene? Se facciamo un ‘ infiltrazione con corticoidi senza prima ‘normalizzare’ il movimento di una sacroiliaca o di una cerniera toracolombare o perché no di una sfenobasilare , quell’ infiltrazione servirà a poco. Forse sarebbe meglio usare il Dry needling sugli adduttori o sugli addominali per diminuire la trazione sulle inserzioni e quindi l’infiammazione a livello inserzionale piuttosto che usare il corticoide sul sintomo e non sulla causa.

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  2. Credo che si riferisca al video che ho postato, quello della SSC, perché io nel post non faccio cenno all’uso dello steroide. Nel loro percorso diagnostico terapeutico in effetti l’utilizzo dei farmaci ha un ruolo estremamente limitato. La chiave del trattamento è la correzione del difetto nel cambio di direzione/accelerazione/corsa identificato attraverso lo studio biomeccanico con motion capture.

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  3. Pingback: J’accuse (parte 4) | Movimento Meccanico

  4. Caro Alessandro, sto seguendo le puntate del tuo J’accuse che trovo, onestamente, avvincenti ben documentate ed ancora meglio argomentate. Se posso vorrei portare un ulteriore elemento di tristezza. Organizzo da anni corsi per fisioterapisti, e per fisiatri volenterosi di mischiarsi con noi. Ti posso purtroppo dire che il “mai sentito nominare prima” vale anche per chi lavora in Italia, un po’ meno, per fortuna, in Sivzzera dove lavoro, vivo ed organizzo questi corsi e vede, i nomi che hai citato tu e non sa chi siano. In settembre avremo da noi WIm Dankaerts, ex studente PhD di Peter O’Sullivan, attualmente professore a Leuwen ed alter ego di O’Sullivan in Europa. Abbiamo avuto ed avremo nel CAS Sport Jo Gibson, abbiamo avuto nel CAS Muscoloscheletrico Chris McCarthy, Deborah Falla e Jeremy Lewis, tre editors dell’ultima edizione del Grieve, nel CAS Sport abbiamo tre seminari con Phil Glasgow e avanti così per altri 50 nomi. Purtroppo se chiedo ad un mio collega italiano chi siano, la sua faccia è un grande punto interrogativo. Come facciamo? Come si fa a fare andare avanti il settore? Per chi ha tempo da perdere ecco il link con tutte le nostre proposte formative in Università. http://www.supsi.ch/deass/formazione-continua/area-sanita/riabilitazione.html

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  5. Caro Gianpiero. Innanzitutto grazie per i complimenti. Devo dire che non conoscevo i corsi che organizzate. Mia gravissima colpa visto la qualità dei relatori che invitate. Ho dato un occhiata e cercherò di venirne ad ascoltare tutti quelli che riesco. Quelli da te citati li seguo praticamente tutti su twitter, ma ho visto che ce ne sono ben altri e di uguale spessore nel corso. Complimenti. Come fare a cambiare la mentalità in italia? Sinceramente non lo so. Dovrebbe essere l’università ad educare. Qui ha Torino sto vedendo dei cambiamenti, ma sono dei cambiamenti di una lentezza inevitabilmente spaventosa. Un idea che ho in testa da diverso tempo, sarebbe quella di creare una società italiana. C’è una società italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione (che non è che funzioni benissimo), c’è una società italiana che raggruppa i fisioterapisti l’AIFI che sinceramente non so come lavori (perché non mi pare che i fisiatri siano ben visti, ma potrei sbagliarmi). All’interno di esso c’è un gruppo di interesse sulla raibilitazione spotiva il GISPT che mi sembra lavori bene. Ma non c’è una società interdisciplinare sull’argomento. Che raccolga le varie figure interessate alla riabilitazione e che possa in qualche maniera e in accordo con le università, portare avanti una linea di ricerca. una società del genere esiste nella riabilitazione neurologica (la SIRN) ma non in quella sportiva. Una società del genere potrebbe proporsi come guida ed organizzare corsi di garantita professionalità. In oltre potrebbe redigere delle linee guida italiane sui vari trattamenti da utilizzare come riferimento.

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