J’accuse (parte 1)

Dobbiamo smettere di utilizzare la TECAR?

Io credo di si

Il testo che vi accingete a leggere è necessariamente molto lungo. L’argomento è spinoso e dovrò esplorare alcuni aspetti tecnici. Sono sicuro che mi attirerò non poche antipatie  e critiche con quello che mi accingo a scrivere, ma è qualcosa che prima o poi andava detta. L’articolo sarà suddiviso in quattro parti: gli aspetti teorici, le evidenze pratiche, il parere degli esperti e le conclusioni finali. Qualche breve riga, al termine di ogni singola parte, che troverete evidenziata in blu, riassumerà i singoli aspetti trattati. Potete leggere solo quella se non avete voglia di leggere tutto il resto.

Voglio qui ribadire ancora una volta che tutto quello che scrivo è frutto del mio personale parere e che non deve in qualsiasi maniera essere considerato anche il parere di chi ha collaborato, collabora o collaborerà con me. Se volete prendervela con qualcuno dovere prendervela solamente con Giannini Alessandro.

E ora iniziamo…..

Gli aspetti tecnici

Trovare una chiara spiegazione del meccanismo di funzionamento della Tecar appare tutt’altro che banale. Anche chiedendo diretta informazione alla casa produttrice (Unibell) non si ottengono informazioni sufficienti. Le informazioni più chiare le ho trovate su questo sito:

Fisiterapia Roma

Vi riporto l’incipit di quest’articolo che lascio giudicare a voi:

In conclusione possiamo dire, senza pericolo di smentita, che la Te-car trova impiego nella quasi totalità delle problematiche fisioterapiche, con sorprendenti percentuali di successo in termini di remissione terapeutica

Abbiamo trovato la gallina delle uova d’oro e qualcuno (vedremo dopo chi) non lo sapeva.
Qui si asserisce che la Tecar si comporta più o meno come un condensatore. Un condensatore è un elemento elettrico dove due materiali conduttori sono separati da un materiale isolante. Sottoposto ad una corrente continua il condensatore ha l’utilissima capacità di trattenere le cariche elettriche per un determinato periodo di tempo. Si carica lentamente e si scarica altrettanto lentamente. Nella modalità “resistiva” il materiale isolante è proprio il soggetto da trattare.

Qui però le cose si complicano un po’, perché nella Tecar in realtà si utilizza una frequenza alternata. La corrente non va solo in una direzione, ma si alterna: un può in un senso e un po’ in un altro. Per cui se in un momento la piastra di “destra” era positiva in un istante successivo diventa negativa, viceversa fa la piastra di “sinistra”. Se nel materiale che sta tra le due piastre del condensatore vi sono degli ioni (come nel caso del corpo umano) questi cercheranno di raggiungere il polo opposto alla loro carica. Nella corrente alternata quindi corrono un po’ da una parte e un po’ dall’altra, sbattendo spesso tra di loro e producendo quindi energia termica (come mostrato nella figura sottostante). Si produce così calore “endogeno”. La cosa piace sempre un sacco perché da l’idea che sia naturalmente presente all’interno del nostro organismo e quindi non faccia male. Così come dire che se ti do un pugno l’ematoma che si forma è dovuto a sangue è “endogeno” quindi non può far male.

Una corrente elettrica come si comporterà, però, all’interno del corpo? Beh se andiamo a vedere nel sito viene scritto che nella modalità “capacitativa” il focus dell’azione sarà più superficiale e nei tessuti ricchi di acqua, mentre invece nella modalità resisteva sarà più vicina all’osso. In realtà le cose sono molto più complicate di così. Infatti il corpo non è un conduttore omogeneo di corrente. Alcune strutture conducono bene mentre altre conducono male. Le cellule poi si comportano di fatto come dei condensatori. Infatti quando viene generata una differenza di potenziale gli ioni tenderanno a correre da un una parte o dall’altra, alla stessa maniera si comporteranno le grosse proteine polari che si orienteranno in un senso o nell’altro rispetto al campo elettromagnetico. Ma né gli ioni né le proteine possono attraversare “senza permesso” la membrana cellulare. Per cui si accumuleranno da una parte o dall’altra fino a quando raggiungeranno la massima capacità del “condensatore” cellula. Ora un condensatore all’interno di una corrente elettrica si comporta di fatto come un filtro “passa alto”; che è un termine tecnico per dire che, in pratica, la corrente non riuscirà a passare dentro la cellula a meno che la frequenza della stessa non sia abbastanza alta.

Il circuito corrispondente sarebbe questo:

Cattura

Mi rendo conto che è un argomento difficile da comprendere e non riesco qui a spiegarlo tutto, sarebbe un post davvero troppo lungo e poi forse non sono la persona più adatta a farlo. Per chi fosse interessato consiglio quest’articolo free che descrive nel dettaglio ed in maniera semplice il tutto.

Ora la frequenza utilizzata dalle macchine Tecar (la frequenza magica) è di circa 0.5MHz. Come si comporta questa frequenza nel corpo umano. Beh diciamo che siamo circa a metà tra una frequenza bassa come i 5KHz dove la corrente passerà esclusivamente nel tessuto extracellulare e l’ 1MHz dove la corrente penetrerà nella cellula esattamente come nel tessuto extra cellulare.

cellula

Le cose in realtà sono molto più complicate di così perché ogni organo è caratterizzato da una suo rapporto tra cellule e tessuto extracellulare e quindi la corrente passerà in maniera differente nei diversi organi. In oltre il tessuto adiposo si comporta come isolante e lascia passare la corrente con difficoltà. Il punto della questione però è che la zona dove passerà la corrente, e che verrà di conseguenza scaldata (in base alla sua resistenza), è dipendente da tre fattori principali: la frequenza della corrente, il tipo di tessuto attraversato e la costituzione del soggetto. Non da altro. Se isoliamo o meno una piastra ovviamente la differenza di potenziale sarà differente e la corrente indotta quindi diversa, tuttavia passera sempre “negli stessi punti”. Una scalderà di più l’altra di meno, tutto qui. Quindi il seguente grafico:

image036

non è supportato dalle base teoriche di quello che sappiamo sulla conduzione della corrente nel corpo né, cosa ben più grave, da prove empiriche (per lo meno per mia conoscenza). Come detto, ho chiesto alla Unibell direttamente di mandarmi tutti i lavori scientifici che parlano della metodica (ne riparleremo in seguito) e all’interno ho solo visto descrizioni vage e superficiali di come funziona il macchinario.

Mi preme in fine far notare che tutti gli studi sull’effetto della corrente alternata sul corpo umano tengono in considerazione le onde corte o addirittura le microonde. La Tecar è la prima ad applicare le onde medie.

Oltre all’effetto termico della Tecar sarebbero poi teorizzati altri effetti non termici che porterebbero ad una accelerazione della riparazione tissutale ed un effetto antiedemigeno. Mi preme anche qui sottolineare che studi che attestino ciò non ce ne sono, neanche in vitro, per cui li possiamo solo considerarli teorici. Nella diatermia ad onde corte, molto più studiata in letteratura e che poggia su una base teorica molto più solida, gli stessi sono ancora oggi molto dibattuti (qui in merito).

In conclusione le basi teoriche fisiche di come il corpo interagisce con la corrente elettrica pongono non pochi dubbi sulla effettiva capacità della Tecar di mantenere ciò che promette, ossia la possibilità di concentrare le cariche vicino al tessuto obbiettivo. Il suo effetto biologico supposto è appunto solo supposto e non dimostrato.

 

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2 pensieri su “J’accuse (parte 1)

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